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EUROPA

"DA FANCIULLA RAPITA A CONTINENTE"

Ratto di Europa
Guido Cagnacci, Ratto di Europa, 1644-1645
“L’Europa è antica e futura a un tempo. Ha ricevuto il suo nome venticinque secoli fa, eppure si trova ancora allo stato di progetto.”
Jacques Le Goff

Mai come oggi il nome Europa è sulla bocca di tutti; eppure prima che un continente, un’identità culturale, una comunità economica e politica è stato il nome di una principessa fenicia. Proprio dal mito prende spunto il logo realizzato: Europa, figlia del re fenicio Agenore, si reca sul litorale di Sidone insieme alle compagne. Giove, ammirandola e desiderandola, si trasforma in un candido toro e si fa condurre da Mercurio, travestito da mandriano, sulla spiaggia. Vaso grecoLa maestosa bellezza dell’animale conquista Europa che lo accarezza ed infine gli sale in groppa. A questo punto il toro si getta in mare e nuota sino a Creta. Dopo l’approdo il re degli dei si rivela e si accoppia con la fanciulla generando Minosse, Radamanto e Sarpedonte, destinati a diventare giudici infernali. Il mito probabilmente nasconde una verità storica, un movimento migratorio dall’Asia Minore verso le terre a Nord-Nord-Ovest, che verranno appunto chiamate “terre del tramonto”. Accanto al mito di Europa si affianca quello del fratello Cadmo, che ricercandola in lungo e in largo si spinge a Nord in terre inesplorate e fonda Tebe.

Anche questa è una allegoria del distacco della civiltà greca dalle sue primordiali origini orientali. 
Nel corso dei secoli l’immagine della fanciulla con il toro ha assunto vari significati ed è anche grazie a questo mito che l’uomo moderno occidentale può riuscire a chiarire la sua identità individuale e cercare di ricomporre un’identità collettiva. Proprio lo sviluppo di una civiltà e cultura diversa permette e ha permesso all’Europa, di esser considerato un continente a sé stante e non una semplice propaggine dell’Asia, come geograficamente è. Sin dall’antichità. si è sentito il bisogno di stabilire dove finiva l’Europa e dove cominciava l’Asia. La terra europea era, come oggi, abitata da gruppi umani che svilupparono una propria civiltà ed è stato inevitabile che venissero a contatto scatenando così conflitti. La causa di questi scontri era dovuta al fatto che ogni singolo paese si riteneva sovrano e nessuna legge è stata in grado di porsi al di sopra di questa sovranità. Perciò un progetto di stabilità implica una trasformazione dei rapporti statali e la creazione di una federazione che si ponga questo obiettivo.

Agli scontri si è affiancata la consapevolezza dei numerosi elementi comuni, che uniscono le varie popolazioni europee: primi fra tutti l’apporto della civiltà greca, diffusasi in modo uniforme nel bacino mediterraneo pur con le differenza date dalla molteplicità di stirpi originarie, la colonizzazione romana e in seguito nel periodo medievale l’unificazione religiosa e il riconoscersi come una “Respublica Christiana”, che tuttavia verrà a meno col passare del tempo e l’avvento degli stati nazionali.

Nel corso dei secoli l’Europa ha mantenuto la propria omogeneità culturale, pur con le dovute diversità, e grazie alla consapevolezza di “esistere”, di appartenere ad una medesima civiltà si è giunti a costituire un’unione sovranazionale e ad inserire nella coscienza degli europei l’idea di “Europa”.

Il logo parte dall’idea d’Europa fanciulla rapita per arrivare all’Europa continente e comunità. La forma dell’immagine è particolarmente significativa: le due parti che la compongono, ossia il quadrato e la semicirconferenza vengono “completate” dalla scritta, che inoltre funge da cerniera e unisce le due forme facendo in modo che si compenetrino. Il quadrato è un richiamo alla bandiera, battente al “vento della cultura”, mentre la semicirconferenza si rifà al simbolo della moneta unica, l’Euro, il fattore principale che unisce l’Europa e ci fa sentire europei, ed anche al globo terrestre: Europa parte del mondo. La sua particolare forma, data dalla traslazione degli elementi orizzontali, simboleggia una apertura verso gli altri continenti ed è un richiamo (presente anche nella mano che impugna il corno) alla “libido”, ossia l’espressione dinamica dell’Eros, da cui scaturisce l’energia vitale. Le linee curve del logo si contrappongono alla “rigidità” della scritta, composta da lettere rette, quadrate; ciò sta a significare un duplice aspetto della cultura comune europea: la dinamicità di una civiltà in continuo movimento e al tempo stesso un sistema rigoroso, razionale.

All’interno della “bandiera” spicca una mano che afferra il corno di un toro, chiaro riferimento alla mitologia. La figura allude ad una immagine fuoricampo: le linee curve si prolungano dalle dita formando il mare, presenza costante nella storia europea, e contemporaneamente l’onda inferiore prosegue al di fuori per formare il contorno di un toro visto da dietro. In questo modo si crea una simmetria. Nel logo è messo in evidenza solo un particolare, la mano, simbolo dell’”Io”, dell’individuo, dell’intera figura di Europa, che cavalca il toro prendendolo appunto per le corna.

Nell’insieme quindi l’immagine realizzata vuole trasmettere l’ideale di una Europa unita, pur nella differenza, accomunata dalle antiche origini comuni e dagli attuali sviluppi.

“Una nazione, un’umanità, vive e opera nella pienezza delle forze soltanto se sorretta nel suo slancio da una fede in se stessa e nella bellezza e bontà della vita della propria cultura; se, dunque, non si limita a vivere, ma aspira a qualcosa che considera grande, e trova appagamento solo quando riesce progressivamente a realizzare valori genuini e sempre più elevati.”

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Philippe Starck con “Arà”(1988) non solo evoca il mito di Creta e del Minotauro ma identifica simbolicamente la luce, metafora di uno spazio-tempo senza confini.

 

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